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Categoria: Società

La Camusso afferma che Renzi è l’espressione dei poteri forti…ma perchè Prodi cos’era invece? è stato proprio lui a svendere il nostro paese! in quel momento i sindacati dov’erano? La verità è che ai sindacalisti dei lavoratori non è mai fregato nulla! la loro preoccupazione è che Renzi, a differenza dei suo predecessori alla guida della sinistra italiana, faccia definitivamente piazza pulita di tutta la vecchia classe dirigente del PCI ed elimimi tutti i privilegi a cui i sindacalisti erano abituati.

Sono entrati a buon diritto al centro del dibattito politico scatenando una selva di polemiche. L’aggressione subita da Salvini a Bologna ne è stata l’apice. Ma quanto costano realmente allo stato i campi nomadi?

Secondo il rapporto «Campi Nomadi S.p.A.», realizzato dall’Associazione 21 Luglio, nel 2013 soltanto il comune di Roma ha impiegato più di 24 milioni di euro per “affrontare la questione rom”, 21 di questi utilizzati per la gestione e la vigilanza. Trattandosi di otto aree dove vivono meno di 5 mila persone in tutto, facendo un rapido calcolo vengono spesi circa 5 mila euro l’anno per ogni abitante. Se consideriamo che fino al 2011 i campi costavano circa 10 milioni di euro all’anno, realizziamo che l’amministrazione Marino ha pensato bene di aggiungere 14 milioni.

Nel rapporto si evince inoltre che l’incremento pare difficilmente giustificabile perché, leggiamo, se “negli anni precedenti queste somme potevano essere parzialmente giustificate dalla cosiddetta emergenza rom, attualmente, però, non è plausibile una spesa del genere per un sistema che nei fatti non ha mai funzionato”.

Le associazioni Berenice, Compare e Lunaria hanno poi curato un altro rapporto, “Segregare costa”, che fa luce inoltre sugli investimenti impiegati dai comuni di Milano e Napoli. Anche in questo caso non si tratta di cifre risibili. Per il “Villaggio della solidarietà” di Secondigliano, dove risiedono in pianta stabile circa 700 nomadi (termine evidentemente sempre meno appropriato), dal 2005 al 2011 sono stati spesi 24 milioni di euro,18 dei quali sborsati per la realizzazione di infrastrutture.

Considerati i dati di Roma e Napoli, il comune di Milano appare però esageratamente parco nei confronti dei “nomadi”, avendo impiegato dal 2005 al 2011 “soltanto” 2,7 milioni di euro per la gestione dei campi. A cui però va aggiunto 1 milione stanziato nel 2008 per il progetto “Dal campo alla città”, ideato per la “sperimentazione” di formule abitative alternative.

Difficile capire quanti soldi vengano spesi in totale in Italia, ma tanto per fare un altro esempio indicativo e recente, basti pensare che il comune di Asti (circa 75 mila abitanti) ha speso per il campo locale (in cui non è dato sapere quante persone vivano esattamente) 50 mila euro nel 2013, a cui vanno aggiunti 250 mila euro per eliminare i rifiuti accumulati. A questi la scorsa settimana sono stati aggiunti 20 mila euro, come denunciato dalla Lega Nord. Non disperate quindi, c’è la crisi ma in certi casi i soldi si trovano.

Fonte: ilprimatonazionale.it


L’ex ministro Kyenge ha chiesto rimborsi per quasi 54 mila euro, di cui 42 mila per trasporti e 11 mila per pernottamenti e pasti. Fra i vari impegni per cui ha chiesto il rimborso, come scrive Libero, l’incontro con la Nazionale di calcio (in cui Balotelli preferì restare a dormire), il festival del cinema di Venezia e ed vertice mondiale degli afro-discendenti in Colombia.

Cécile Kyenge, che ha chiesto un rimborso complessivo di 53.895,47 euro, di cui 42.740,74 in mezzi di trasporto e 11.154,73 in pernottamenti e pasti. È la cifra più alta spesa dagli ospiti di palazzo Chigi ed è di molto superiore al rimborso presentato dallo stesso Letta, che complessivamente ha speso 36.191,97 euro, di cui 20.059,72 euro in viaggi e 16.132,25 euro in pernottamenti e pranzi.

Possiamo aggiungere che come Ministro dell’Integrazio si sia “integrata” davvero bene…

Rune Bjåstad, ministro-consigliere alla Cultura e la Comunicazione dell’ambasciata reale di Norvegia a Parigi, spiega su Euronews,  rispondendo a uno studente, i veri motivi per cui la Norvegia non fanno parte dell’Unione europea.

“Il motivo è semplice: il popolo norvegese ha detto no, due  volte, nel corso di referendum, ogni volta con una maggioranza semplice. Gli  argomenti per il no erano che l’adesione rappresentava una minaccia per la  sovranità della Norvegia, che le industrie della pesca e dell’agricoltura ne  avrebbero sofferto, che l’adesione si sarebbe tradotta in una maggiore  centralizzazione e in un indebolimento dell’uguaglianza e dello Stato sociale.  La pesca ha un grande peso nell’economia norvegese. E’ la seconda industria del  nostro Paese, dopo quella petrolifera”.

“Ma occorre aggiungere che sul piano economico, la Norvegia  fa già parte del mercato interno europeo. Infatti non dobbiamo farci inagannare  dalle apparenze: noi siamo fortemente integrati nell’Unione Europea, anche se  non ne siamo membri”.

“Economicamente, siamo uguali agli altri Stati membri,  grazie all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo. Quindi dal 1994, la Norvegia  partecipa a pieno titolo al mercato interno. Partecipiamo a vari programmi  dell’Unione Europea, come il programma di ricerca. Il programma Erasmus riguarda  anche gli studenti norvegesi e contribuiamo finanziariamente. L’economia  norvegese è forte, la disoccupazione è bassa. I norvegesi non vedono dunque il  vantaggio economico dell’adesione all’Unione Europea”.

Oslo va avanti per la sua strada. “Fra i paesi scandinavi – ricorda un attento osservatore come Adriano Sofri -  la Norvegia era la  sorella povera, e anche dopo l’indipendenza, nel 1905, gli svedesi la guardavano  con una certa condiscendenza. Poi il petrolio del Mare del Nord l’ha resa  improvvisamente ricca, ma senza che se ne dimenticasse. Il petrolio coincide  ovunque con la tirannide e l’oscurantismo (con poche eccezioni, ora il Ghana,  forse). Siccome il petrolio finisce, i norvegesi ne hanno fatto una risorsa da  accantonare largamente per le generazioni a venire, e hanno selezionato i loro  partner economici in modo da escludere dittatori e violatori di diritti umani e  corrotti”.

La Norvegia, che non arriva ai cinque milioni di abitanti, non fa  parte dell’Unione Europea – ripetuti referendum hanno respinto  l’ingresso – e conserva la sua moneta, la corona. Tiene il primo posto nelle  graduatorie sui diritti e sulla qualità della vita. Tutti i cittadini  partecipano degli aiuti al mondo povero, per i quali la Norvegia è di gran lunga  al primo posto. Lo è anche per le missioni delle Nazioni Unite.

Fonte: www.today.it

Odio i compro oro, odio i centri scommesse, odio le ricevitorie, odio le slot machines,odio i gratta e vinci, odio il poker online, odio i casino…ma soprattutto odio lo Stato italiano che permette tutto questo e si arricchisce.

Tra i vari movimenti politici che in diverse parti del mondo si ispirarono al fascismo vi fu anche il Nasjonal Samling (unità nazionale) che nacque ad Oslo il 17 maggio 1933, e fu fondato da Vidkun Quisling, che assunse il titolo di Förer,  e da Johan Bernhard Hjort che guidò l’ala paramilitare (l’Hird).
Il Nasjonal Samling aveva una base ideologica fascista ed antidemocratica, si batteva contro  la massoneria e l’ebraismo. Il simbolo del partito si rifaceva alla vecchia bandiera del re San Olav, rossa con croce gialla. Comunque gran parte della  simbologia di questa formazione politica prendeva spunto dalla gloriosa epoca vichinga.
Per quanto riguarda l’organizzazione interna del partito, via era una “Organizzazione Nazionale (Riksorganisasjon), una “Organizzazione Femminile” (NS Kvinneorganisasjon) e una “Organizzazione Giovanile” (Nasjonal Samlings
Ungdoms-Fylking-NSUF).
Nelle elezioni del 1933 il Nasjonal Samling riuscì ad ottenere 27.850 voti, il 2,5%, un risultato discreto che permise l’elezione di  alcuni consiglieri. Un buon successo dal punto di vista elettorale fu ottenuto nel 1934 presso la città di Stavanger dove l’esponente del partito di unità nazionale norvegese, Gulbrand Lunde, riuscì ad ottenere 2.558 voti.
Nelle  elezioni del 1936 il Nasjonal Samling fece un passo indietro ottenendo solamente 26.577 voti. Questo risultato negativo portò ad un duro contrasto interno tra  Quisling e Hjort, quest’ultimo lasciò il partito portando con sé diversi militanti, da questo momento in poi il declino politico del Nasjonal Samling  risultò evidente, infatti Quisling preso dai suoi numerosi impegni di politica internazionale, non riuscì a tenere le redini del partito che in breve tempo fu caratterizzato da invidie e intrighi interni, tutto questo portò ad una forte  riduzione del numero dei militanti che scese ad appena 5.000.
La svolta per  il Nasjonal Samling e soprattutto per Quisling, avvenne nell’aprile del 1940 dopo l’occupazione della Norvegia da parte delle truppe naziste. La sera del 9  aprile Vidkun Quisling annunciò alla radio la formazione di un nuovo governo, di cui egli era a capo, e ordinò la cessazione di qualsiasi resistenza ai tedeschi.  Di lì a poco il Nasjonal Samling sarebbe divenuto l’unico partito autorizzato. Inoltre a partire dal 1941 diversi norvegesi (circa 200), quasi tutti giovani aderenti al partito di Vidkun Quisling, si arruolarono nelle Waffen SS nel reggimento Nordland.
Tuttavia, l’esperienza governativa per Quisling ebbe brevissima durata, infatti dopo circa una settimana i tedeschi decisero di sciogliere quel governo, cercando di inserire nella nuova compagine governativa uomini che potessero svolgere una miglior funzione di collegamento tra occupanti e popolazione civile. Come nuovo Reichkommissar, l’incarico più elevato in  Norvegia, fu nominato Josef Terboven.
Il rapporto tra Quisling e Terboven fu sempre piuttosto teso, anche se quest’ultimo considerando il vantaggio di avere un norvegese in una posizione di potere e ridurre così il risentimento della popolazione, verso la fine del 1942, nominò nuovamente Quisling capo del governo.
Vidkun Quisling rimase al potere fino al suo arresto, effettuato dal fronte patriottico norvegese il 9 maggio 1945.
Nei processi che seguirono la guerra, Quisling, insieme ad altri due dirigenti del Nasjonal Samling, Albert Viljam Hagelin e Ragnar Skancke, fu dichiarato colpevole di alto tradimento e  condannato a morte. La sentenza è stata oggetto di controversie, in quanto la pena capitale è stata reintrodotta nel codice legislativo norvegese dal governo
in esilio nel gennaio del 1942, dopo esser stata abolita nel 1815. La Corte Suprema definì le condanne a morte incostituzionali.
Il Nasjonal Samling, fu sciolto definitivamente dalle autorità norvegesi l’8 maggio del 1945

Il 30 giugno del 1960 il Belgio concesse l’indipendenza al Congo, lasciando questo paese in una situazione di grave instabilità politica ed economica che in breve tempo portòallo scoppio della guerra civile. La regione del Katanga, la più ricca delpaese, proclamò la secessione e passò sotto il controllo di Moise Ciombe.Il 17 febbraio 1961 il primo capo di governo congolese, Patrice Lumumba, venne catturato e assassinato. Il Congo piombò definitivamente nel caos.A quel punto le fazioni in lotta furono tre: quella del Presidente Joseph Kasa-Vubu, quella di Antoine Gizenga e quella di Moise Ciombe sostenuto da mercenari bianchi. Le Nazioni Unite, per far fronte alla tragedia umanitaria avevano deciso di intervenire per aiutare la polazione civile. Anche l’Italia aderì a questa missione e con i nostri velivoli C-119 si iniziarono  a
portare beni di prima necessità nel martoriato paese africano.

La mattina di sabato 11 novembre due equipaggi italiani, comandati dal maggiore Amedeo Parmeggiani e da Giorgio Gonelli, decollarono dall’aeroporto della capitale Leopoldville diretti a Kindu per trasportare rifornimenti ai caschi blu malesi. Dopo aver terminato le operazioni di scarico del materiale, i tredici aviatori italiani si diressero presso una mensa dell’ONU poco distante dall’aeroporto, lasciando le proprie armi a bordo. Da diversi giorni, tra i soldati congolesi di Kindu si era sparsa la voce di un imminente lancio di paracadutisti e mercenari katanghesi inviati da Ciombe. Così quando le truppe di Gizenga videro gli aerei italiani sorvolare la città, li scambiarono per un corpo di paracadutisti nemici.

All’arrivo dei congolesi, gli aviatori italiani vennero catturati. Il medico tenente Francesco Paolo Remotti , cercò di fuggire ma venne ucciso. Successivamente gli altri dodici italiani vennero pestati a sangue e furono trucidati da raffiche di mitra davanti alla prigione.

I cadaveri degli aviatori vennero fatti a pezzi a colpi di machete, e secondo molte testimonianze gran parte dei resti di quei corpi furono addirittura venduti al mercato a dieci franchi al chilo. Tutto ciò non deve sorprendere, in quanto in quei territori la pratica del cannibalismo era ancora molto diffusa.

La notizia dell’eccidio arriverà in Italia in grave ritardo, esattamente il 16 novembre ben cinque giorni dopo l’accaduto.

In Italia si riparlerà di questo tragico episodio solamente nel febbraio del 1962, quando furono ritrovati i resti dei corpi degli aviatori italiani sepolti in due fosse comuni. Le salme furono riesumate il 23 febbraio 1962 ed il 10 marzo trasferite nella base libica di Wheelus. Da qui i caduti di Kindu arrivarono all’aeroporto di Pisa l’11 marzo 1962. Il giorno dopo fu celebrato il rito funebre, alla presenza del presidente della Repubblica Antonio Segni.

A questo punto, però, sorge una domanda legittima; infatti se, come scritto in precedenza, alcuni testimoni affermarono con certezza che i corpi degli aviatori italiani furono oggetto di atti di cannibalismo, quali salme furono inviate a Pisa? C’è il fondato dubbio che le autorità italiane non ebbero il coraggio di ammettere pubblicamente che i tredici italiani furono vittime di atti di cannibalismo.

Successivamente le salme furono tumulate nel Sacrario dei caduti di Kindu, costruito nell’aeroporto militare di Pisa grazie ad una sottoscrizione pubblica. Solo nel 1994 fu riconosciuta alla loro memoria la Medaglia d’oro al Valor Militare, e solamente
nel 2007 i familiari delle vittime sono riusciti ad ottenere finalmente un risarcimento.

Ecco i nomi dei 13
aviatori morti a Kindu:

- Onorio De Luca,
sottotenente pilota, 25 anni;

- Filippo Di Giovanni,
maresciallo motorista, 42 anni;

- Armando Fabi,
sergente maggiore elettromeccanico di bordo, 30 anni;

- Giulio Garbati, sottotenente
pilota, 22 anni;

- Giorgio Gonelli,
capitano pilota, 31 anni, vicecomandante;

- Antonio Mamone,
sergente marconista, 28 anni;

- Martano Marcacci,
sergente elettromeccanico di bordo, 27 anni;

- Nazzareno Quadrumani,
maresciallo motorista 42 anni;

- Francesco Paga,
sergente marconista, 31 anni;

- Amedeo Parmeggiani,
maggiore pilota, 43 anni, comandante dei due equipaggi;

- Silvestro Possenti,
sergente maggiore montatore, 40 anni;

- Francesco Paolo
Remotti, tenente medico, 29 anni;

- Nicola Stigliani,
sergente maggiore montatore, 30 anni.